17 Mar Il cinema e le nuove ambizioni: non più i riflettori di Hollywood ma i grattaceli della Silicon Valley

Non è una novità che l’innovazione abbia creato il cinema, arte che più di ogni altra sonda le ultime frontiere della tecnologia e del progresso digitale. E spesso fino a raggiungere esiti controversi per gli spettatori, come l’esperienza 4DX che aggiunge al tridimensionale stimoli multisensoriali che riflettono le azioni sullo schermo. Dal tatto all’olfatto l’immersione nel film dovrebbe essere più completa. Non una visione che convince tutti, come spesso accade per le idee che incoraggiano cambiamenti: si avanza lentamente tra tentativi, stroncature, successi.

Nel Secondo Millennio però quel che l’innovazione sta facendo al cinema travalica la tecnica. E raggiunge le sceneggiature. Oltre i biopic che incedono sulle biografie di personaggi – nella maggioranza dei casi – esemplari, sempre più film narrano il mondo degli startupper. Tante sono le produzioni che scelgono di proporre storie di creativi che hanno stravolto la propria esistenza (e quella di milioni di persone) perché hanno avuto il coraggio di credere e investire in una idea, quasi sempre all’inizio rischiosa, assurda, apparentemente impossibile da realizzare. Esempi più celebri sono quel capolavoro di “The social network” che sviscera nel privato l’ascesa e lo svezzamento alle leggi del business della mente di Facebook Mark Zuckerberg, e “Steve Jobs” di Danny Boyle, ritratto per nulla smussato del genio dell’impero Macintosh. Se i motivational movie per decenni hanno indugiato su teenager e ventenni che aspiravano a calcare i palcoscenici come attori, cantanti e ballerini, scimmiottando in innumerevoli varianti la formula di “Fame – Saranno Famosi”, oggi i plot attingono dal Silicon Valley way of life.

Una attenzione da attribuire senza dubbio direttamente all’impatto che le industrie creative stanno esercitando sulla contemporaneità e, di conseguenza, su come il cinema scelga di rivelarla. Un universo attuale che orienta la settima arte almeno quanto il settore dei tv show e, soprattutto, dei documentari. Gli ultimi offrono nei casi più felici efficaci lezioni di business o modelli imprenditoriali a cui ispirarsi, uno tra tutti è “Something ventured” sulla nascita del venture capitalism negli Stati Uniti alla metà del Ventesimo secolo. Le trame se non esattamente didattiche si fanno perlomeno inspirational. E il target di riferimento sono i giovani. Non senza eccessi o esagerazioni. Una riflessione affiora proprio dall’Italia: il prossimo 6 aprile uscirà nelle sale “The Start up” di Alessandro D’Alatri. Tema, la genesi di Egomnia, il social a metà tra Linkedin e Facebook ideato da Matteo Achilli. Qualcuno parla di puro caso mediatico, altri dello Zuckerberg italiano. Il dato avvincente è l’interesse trasversale che avvolge sempre di più il mondo degli startupper e dell’innovazione.