Giffoni VR Lab – Mondi Virtuali e Social VR

Giffoni VR Lab, un laboratorio creativo dedicato allo sviluppo di aree virtuali che possono spaziare da luoghi immaginari a veri e propri edifici con auditorium, uffici, gallerie d'arte, negozi, aree di intrattenimento, completamente fruibili con Visori VR....

Intervista a Salvatore Sinigaglia, FOUNDER & CEO di Blowhammer

di Diletta Capissi Salvatore Sinigaglia, 26 anni, CEO & Founder di Blowhammer, start up specializzata nell’abbigliamento di tendenza su cui viene riprodotta la street art e ogni forma di digital painting. “Ho iniziato il mio percorso lavorativo in una serigrafia tessile e solo dopo qualche anno è nata Blowhammer. La società nasce con mio fratello Gianluca in una prima fase e successivamente con l’ingresso di Egidio Manganiello. Ho iniziato quasi per gioco investendo poche centinaia di euro, riuscendo a realizzare meno di 50 tshirt. Abbiamo cominciato vendendo soprattutto grazie a Facebook, poi ho capito le enormi potenzialità della vendita online. Ci ritroviamo oggi con un team di circa 45 persone”. L’obiettivo della Blowhammer era creare un marchio di abbigliamento dal design di tendenza che diventasse il manifesto dei giovani alternativi italiani. “Infatti il nostro claim - conferma Salvatore - è: “Blowhammer is a lifestyle we are creativity, inspiration and design”. Ed è proprio ai giovani talenti del Dream Team, il format internazionale di Giffoni Innovation Hub che stimola l’entrepreneurship giovanile e la creatività, che Blowhammer ha disegnato le sue t-shirt. Salvatore ha modi pacati e le idee chiare, Napoletano, si è diplomato al liceo scientifico, vive a Marcianise mentre l’azienda è ubicata nel consorzio industriale di Nola. “Lavorando in una serigrafia tessile - racconta Salvatore - gestivo l’ufficio di grafica, i marchi, i brand di abbigliamento, e avevo a che fare con molti clienti. Ho potuto così acquisire una buona conoscenza nella moda, sulle tendenze, sui modelli di abbigliamento. Intanto ho continuato i miei studi, sempre da autodidatta”.   Così nasce il marchio Blowhammer? “L’idea era di non fare un marchio di abbigliamento classico, ma di selezionare una serie di lavori apprezzati dai creativi, non necessariamente provenienti dal mondo della moda, ed applicarli all’abbigliamento. Sono prodotti di grafica che riprendono la street art, ogni forma di digital painting. Li riproduciamo - spiega Salvatore - con una tecnica digitale di stampa molto innovativa sui capi di abbigliamento”. Che tecnologia utilizzate? “Utilizziamo Plotter digitali all’avanguardia e inchiostri ad acqua”. Dove sta la vostra idea innovativa? “Sta nell’esserci ispirati alle arti digitali, a quel mondo che ama quel tipo di opere. Ma il nostro processo è molto personalizzato, controlliamo tutto il processo, dalle materie prime al prodotto finale”. Insomma sei in linea con l’industria 4.0? “Si, utilizziamo tutte le tecnologie e gli automatismi più innovativi per la produzione Nell’ultimo periodo investiamo molto sull’AI, un inizio di intelligenza artificiale che possa autoregolare la produzione.”. Come hai iniziato? “Ho cominciato con due amici che però hanno lasciato dopo due mesi. Ho continuato da solo per qualche tempo fino al vero inizio con mio fratello Gianluca, product manager, fin quando abbiamo poi stretto il rapporto lavorativo con Egidio, attuale general manager. Abbiamo da sempre voluto posizionarci con le vendite unicamente nel mondo digitale”. Ma significava però registrarsi? “Si, infatti, è stata la prima cosa che abbiamo fatto, eravamo un po’ timorosi e lontani dalla parte burocratica e fiscale ma infine abbiamo aperto la nostra prima partita Iva”. E adesso? “Siamo nella nostra nuova sede, di circa 1400 mq, dove c’è tutto il dipartimento industriale, con lo stoccaggio di materie prime e prodotti, e quello commerciale”. Avete una sartoria? “La nostra non è una sartoria tradizionale, ma per portare la fase di cucitura all’interno dell’azienda abbiamo acquisito un intero laboratorio questa estate. In questo stesso periodo abbiamo ampliato vari team con l’assunzione di sviluppatori, grafici e un videomaker”. Perché i video maker? “E’ molto importante, contenuti e video sono essenziali per i canali social che utilizziamo (facebook, instagram, twitter). Da quando abbiamo il nostro e-commerce e canali social, è partita la nostra intenzione di internalizzare tutti i reparti creativi dato che non amiamo il lavoro, talvolta freddo, delle agenzie”. E come vendete? “Principalmente vendiamo attraverso il nostro store online, ma negli ultimi tempi ci siamo approcciati anche ai market place. Non badiamo alla distribuzione nei negozi, abbiamo scelto di posizionarci prima come brand digitale”. A chi vendete? “Prevalentemente produciamo abbigliamento maschile: felpe, t-shirt, ed altro diretto soprattutto ai giovani e agli appassionati di arte e design. Cerchiamo sempre di curare al massimo le esigenze del cliente, grazie ad un servizio clienti dedicato, anche in varie lingue”. Le materie prime le comprate in Campania? “Non esclusivamente, possiamo dire che tutte le materie prime sono acquistate in italia”. Avverti una grande responsabilità? “Si tanta, bisogna gestire la parte amministrativa, finanziaria, creativa, i rapporti con i fornitori ma soprattutto i rapporti interni. Ci sono momenti in cui mi trovo ad essere cliente di me stesso, volte in cui mi trovo ancora dopo anni a fare nottate immerso nel lavoro o altre volte in cui mi improvviso psicologo per risolvere incomprensioni nei rapporti, cercando di tenere i nervi saldi. Molti dei rapporti lavorativi nascono da vecchie amicizie, cosa che non ha semplificato la gestione ma adesso, posso solo ritenermi molto soddisfatto”. Si può frenare la fuga di giovani come te? “Sicuramente si potrebbe fare molto per trattenerli. Parlando del settore digital che mi più mi appartiene, vedo la maggior parte dei giovani talentuosi abbandonare il sud italia per spostarsi prevalentemente verso Milano, la città italiana più all’avanguardia in questo settore. Adesso, posso solo dire che secondo l’idea che ho maturato in questi anni, trovandomi a tenere diversi colloqui, che i giovani hanno innanzitutto voglia di cercare lavoro in Italia. Ci piace l’idea di riuscire, anche se solo minimamente, a trattenere i nostri cervelli”. Avresti mai scommesso di diventare imprenditore? “No, ma a 21 anni si pensa solo che puoi rischiare e sapendo che in ogni caso devi fare tanti e tanti sacrifici. Siamo partititi il primo anno con giornate in cui si lavorava fino alla mattina seguente, abbiamo lavorato nel fine settimana e non abbiamo saltato neanche Pasqua e Pasquetta”. Sai che ci sono molte opportunità per le start up? “Si, so dell’esistenza ma nelle prime fasi i bandi risultavano davvero lontani, con una burocrazia troppo lunga che non ci avrebbe permesso una rapida partenza e abbiamo preferito provarci con le nostre forze”. Sembra tutto rosa fiori. Avete avuto fiducia da parte delle banche? “Anche se le banche italiane non prendono in considerazione piccole attività, noi abbiamo stretto rapporto si dà subito con la BCC ma. Ci hanno supportato, hanno voluto conoscere il progetto e si sono sempre resi disponibili”. A chi vi siete ispirati? “Non abbiamo cominciato ispirandoci a realtà esistenti, magari facendo i nostri primi sbagli. A distanza di un paio di anni, nel maggio 2016 mi si è aperta la mente quando, per la prima volta sono andato ad un meeting nella sede di Facebook a Milano. Ho visto il loro open space, graffiti di vari artisti sulle pareti e luoghi di relax. Sono rientrato con l’idea di stravolgere nuovamente tutto e ricominciare puntando prima di tutto al nostro ambiente. Il punto essenziale è realizzare gli obiettivi, anche in un contesto che non sia così formale come le aziende tradizionali italiane, ma che possa favorire la creatività”. Si può dire che il vostro è un prodotto made in Italy? “Certo, possiamo dire che il nostro prodotto è sicuramente Made in Italy dalla A alla Z”. Il prossimo obiettivo? “Nuovi mercati! Cercheremo di gestire in primo momento sulle nazioni europee che si sono maggiormente avvicinate al nostro prodotto e poi spingere sull’ internazionalizzazione del brand”. Insomma al Sud si può fare? “Al Sud si può fare tanto, soprattutto prendendo la grande qualità della manodopera artigianale del nostro territorio e provando a svilupparla nel mercato digitale, le nostre aziende sono abituate al vecchio e non c’è un vero ricambio generazionale. Non si affidano ai giovani per la digitalizzazione. Soprattutto spaventa la passione che noi mettiamo nella gestione, magari molto innovativa e con metodi completamente diversi da quelli tradizionali”....

Non è un paese per vecchi!

La creative agency è fiera di divulgare in questi giorni il successo di tre personalità che hanno lavorato con perseveranza e dedizione all’interno del Dream Team, il format internazionale di Giffoni Hub che riunisce i migliori talenti nel campo dell’innovazione digitale...

Italia prima nella classifica internazionale di code.org sul numero di eventi di coding pro capite

A dispetto delle statistiche non rassicuranti che riguardano il posizionamento del nostro Paese in fatto di competenze digitali nel panorama internazionale, un articolo pubblicato su Medium da Code.org (piattaforma internazionale che diffonde la programmazione informatica grazie a tutorial e corsi online), statistiche in evidenza, elogia le attività nostrane in tema di coding, facendoci salire al secondo posto in elenco, subito dopo gli Stati Uniti, con ben 30.326 eventi. L’Italia può dirsi dunque sollevata dal senso di inadeguatezza e frustrazione da confronto che la perseguita anche nei dati europei (che passi dunque non essere nemmeno menzionati nella top ten delle nazioni che posseggono maggior soft power, ma - ridimensionandoci in un contesto più ridotto e settoriale -  nell’ultima stima della Commissione Europea in materia di competenze digitali di base, l’Italia si ritrova relegata al quartultimo posto). In effetti, l’ultima Relazione sui progressi del settore digitale in Europa (EDPR) della Commissione Europea sottolinea alcuni ambiti più critici dello sviluppo del digitale in Italia, che fa parte del gruppo di Paesi che registra basse prestazioni, insieme a Romania, Bulgaria e Grecia. Il Belpaese, però, guadagna addirittura il primo posto, tra ben 220 Paesi partner dell’iniziativa, facendo slittare gli Stati Uniti al quinto, nella classifica riguardante il maggior numero di eventi di coding pro capite. Si tratta di un dato molto interessante, che ci incita a fare di più, seguendo un processo di innovazione incrementale così come teorizzato da Chesbrough, traslato alla programmazione nelle scuole. Parliamo non solo di dati che l’Italia può sventolare beandosi dinnanzi al volto allibito dei competitor in materia di innovazione, ma anche dinnanzi agli stessi detrattori italiani i quali sostengono che gli investimenti nella scuola digitale, pari a due miliardi dal 2008 ad oggi, non abbiano ripagato. A tale proposito, un’inchiesta de L’Espresso dal titolo “Scuola digitale, ecco tutto quello che non funziona” dipinge un pressoché disastroso quadro della scuola italiana in cui i modelli didattici non sono in grado di seguire il passo delle tecnologie introdotte e mette in discussione le reali capacità delle innovazioni di condurre con successo i bambini verso il futuro, così come l’impatto positivo delle tecnologie rispetto ad altre scelte didattiche. Certamente non saranno le statistiche di Code.org a debellare in un colpo solo la miriade di interrogativi relativi ad una tempestiva ed adeguata preparazione di tutta la classe docente su territorio nazionale ed all’appropriatezza di tutte le proposte formative esterne, ma porre in forse l’opportunità insita nell’introduzione dei device in classe, appare eccessivo, soprattutto alla luce della necessità della loro presenza in fatto di immersive learning. Ma parliamo dei punti a favore del coding: esso celebra la creatività, emancipa gli studenti, li mette in connessione e pone in essere un approccio divertente e creativo alle STEM (Science, Technology, Engineering and Maths), senza dimenticare che insegna il problem solving e rappresenta un utilissimo strumento per comprendere il mondo. Innumerevoli le declinazioni che si possono creare programmando, basta pensare alla creazione di siti web, giochi o controllo a distanza di un robot o di un computer. Il coding, dunque, permette lo sviluppo di skills fondamentali: le 4 Cs elogiate da Obama e riconosciute dalla Partnership for 21st Century Learning (pensiero critico, comunicazione, collaborazione, creatività) ed alcune competenze indicate daI CASEL (Collaborative for Academic, Social and Emotional Learning): individuazione dei problemi, autoconsapevolezza e problem solving. Riguardo a quest’ultima skill, ricordiamo che il coding rappresenta terreno fertile per esercitarsi nella risoluzione creativa dei problemi, che è parte integrante del pensiero computazionale. Indubbiamente ciò induce ad affermare che celebrare un vantaggio nelle attività di coding ci aiuterà a colmare il gap tra l’offerta di nuove professioni e la mancanza di forza-lavoro adeguatamente preparata (ricordiamo che il 37% della forza lavoro in Europa non possiede competenze digitali sufficienti), così come ci aiuterà a colmare il divario di genere nell’approccio alle STEM. Queste ultime due criticità rappresentano due fondamentali obiettivi della Digital Skills and Jobs Coalition, di cui Giffoni Innovation Hub è membro e pledger. I risultati ottimali presentati da Code.org naturalmente inorgogliscono Giffoni Innovation Hub, che dal 2015 opera in circa 50 scuole italiane con il format Digital Days in direzione di alfabetizzazione digitale in primis, e che il 27 novembre ha inaugurato il primo DOS (Digital Open Space) in Italia, presso l’Istituto Picentia, uno spazio laboratoriale con stampanti 3D, plotter, computer, kit lego e piccoli robot, destinato alla creazione di Smart Toys e all’implementazione dell’insegnamento del coding ai bambini....

In provincia di Salerno inaugurato il primo Digital Open Space

Il 27 novembre scorso è stato inaugurato presso l’IC Picentia di Pontecagnano Faiano, il Digital Open Space, uno spazio laboratoriale con stampanti 3 D, plotter, computer, kit lego e piccoli robot (cubetto, Cozmo), destinato alla creazione di Smart Toys e non solo. Frutto del felice incontro tra il Giffoni Innovation Hub, l’Istituto comprensivo Picentia di Pontecagnano Faiano, il Comune di Pontecagnano - che ha realizzato i lavori in muratura necessari alla creazione di un ambiente contiguo ma separato dalla scuola -, e l’Associazione Avalon, il DOS costituisce la prova tangibile dei risultati del cosiddetto “capitale sociale”, cioè di quel bene immateriale ma eccezionalmente prezioso che consiste nell’instaurare relazioni di fiducia, collaborazione, reciprocità tra attori a diverso titolo impegnati nel sociale. L’innovazione, infatti, comporta l’acquisizione di un know how, spesso fortemente specialistico, che non sempre gli enti preposti allo sviluppo sociale economico e culturale di un territorio posseggono. I finanziamenti da soli non bastano: solo un lavoro di squadra poteva consentire la realizzazione di un progetto a prima vista ambizioso come quello di creare ex novo, presso la scuola, un laboratorio digitale aperto al territorio. La scuola, riappropriandosi del suo ruolo di propulsore di sperimentazione, innovazione e ricerca, ha individuato le nuove frontiere della didattica digitale, e ha sfruttato la sua esperienza nell’attingere ai finanziamenti ministeriali attraverso un progetto credibile e ben formulato; il team del Giffoni Innovation Hub ha messo a disposizione dell’Istituto le sue competenze nella innovazione digitale, le sue conoscenze e la sua esperienza nella creatività giovanile, intravedendo le potenzialità del progetto per i giovani e futuri artisti, imprenditori, professionisti. Il Comune, lungimirante, ha investito materialmente nella creazione dello spazio; l’associazione di Pontecagnano Avalon, in cui molteplici professionalità letterarie ma anche tecnico scientifiche operano a favore della lettura animata e della scrittura creativa, ha raccolto l’invito consentendo a formare i suoi membri, e a far vivere concretamente il DOS assicurandone l’apertura al territorio. E un anno dopo l’approvazione del progetto presentato al MIUR, nell’ambito del Piano nazionale per la scuola digitale, il DOS è diventato una realtà...

Giffoni Innovation Hub, un “case history” presentato al Montecatini Short Film Festival

Innovazione e nuove frontiere delle industrie creative e culturali per giovani startupper tra formazione, marketing, investimenti, partnership internazionali, raccolta e analisi di big data per intercettare i desideri dei nativi digitali: Giffoni Innovation Hub è diventato un “case” da raccontare alla 68esima edizione del “Misff, International Short Film Festival” che terminerà il 26 ottobre a Montecatini Terme (Pt). Su invito del Presidente del Festival, Marcello Zeppi e grazie al supporto di MTCity Farm, laboratorio di innovazione del territorio, l'Hub ha raccontato ai giovani studenti del Liceo Scientifico Coluccio Salutati l'ecosistema Giffoni, dalla nascita fino al consolidamento quale azienda culturale leader e punto di riferimento per la formazione sociale e culturale dei giovanissimi, per poi concentrarsi sul progetto imprenditoriale HUB e sulla costituzione della società di consulenza e servizi. Nello specifico, la creative agency, è stata protagonista della tavola rotonda “Nuovi modelli di sviluppo imprenditoriale e professionale nelle industrie creative e culturali”, appuntamento della sezione di approfondimenti “Mestieri & Professioni nel Cinema – Cinema e Creatività: Leve di Sviluppo in Italia”. A discutere ed interagire con gli studenti c'erano Orazio Maria Di Martino (Co-Founder & COO di Giffoni Innovation Hub), Luca Tesauro (Co-Founder & CEO di Giffoni Innovation Hub),  Andrea Postiglione (Partner Your Digital)e Valentino Magliaro, Coordinatore e Tutor del Giffoni Dream Team.  L’incontro si è rivelato un’opportunità per parlare dello stato evolutivo della creatività nell’ambito dell’innovazione, risorsa da valorizzare al fine di generare occupazione nel settore delle industrie creative e culturali. Sono state evidenziate le innumerevoli potenzialità del settore dal punto di vista formativo e occupazionale e ci si è concentrati sull'asset principale su cui Giffoni Innovation Hub - società nata e promossa da Giffoni Experience - opera quotidianamente: educare giovani alle sfide emergenti del mercato dell’innovazione nel settore creativo e culturale. Dall’intelligenza artificiale alla content industry, dai videogame all’animazione, dalle applicazioni settoriali delle tecnologie emergenti alla realtà virtuale fino alla sharing economy e al crowdfunding.    ...

Fotogallery di Next Generation 2017, 14-22 luglio

È Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera dei Deputati, a chiudere la terza edizione della rassegna Next Generation organizzata da Giffoni Innovation Hub. Cinque i progetti presentati dai giovani del Dream Team: Cinema Box, Future Fun Festival, My Eyes are yours, Giffoni Manager: lead your own festival ed E-Commerce Giffoni Store....