18 Lug Creatività e innovazione: Roberto Esposito si racconta ai ragazzi del Dream Team

Da cosa è composta un’idea vincente? A voler citare Mario Monicelli in “Amici Miei” si potrebbe dire dalla fantasia, dall’intuizione, dalla decisione e velocità d’esecuzione. Un insegnamento che conosce molto bene Roberto Esposito, founder e Ceo di DeRev la prima piattaforma italiana di crowdfunding nonché co-founder e strategist di Giffoni Innovation Hub, avventure che ha raccontato ai giovani talenti del Dream Team tramite una serie di aneddoti che ripercorrono le tappe del suo percorso di creativo.

Nel 2012 fui invitato da Greenpeace International a creare una campagna che sensibilizzasse Facebook sull’uso di energie pulite – racconta Esposito – Il colosso di Zuckerberg consumava una quantità enorme di energia elettrica derivante dal carbone facendola diventare un’azienda altamente inquinante. Dovevo attirare l’attenzione del social. Come? Parlandone male…su Facebook“. Non in un modo qualsiasi però, ma in grande stile, attirando l’attenzione degli analyst di Zuckerberg e soci. “Mettemmo in rete un video – continua Esposito – e demmo indicazioni di commentare tutti nello stesso momento. L’iniziativa accolse migliaia di adesioni a livello internazionale, tanto da entrare nel Guinness World Record per aver raggiunto gli 80 mila commenti in meno di 24 ore. Creammo così un picco nella rete così alto da far andare in tilt il sistema che rimase offline per ben 3 ore. Facebook stesso pensò ad un attacco hacker e inizialmente mi denunciò“. Compreso l’accaduto, e persa la faccia col mondo ambientalista, il colosso nel 2012 decise di siglare un accordo che avrebbe ridotto drasticamente l’utilizzo di energia e rivisto le sue politiche di consumo.

Fu il turno della Mondadori. “Mi chiesero di scrivere un libro e mi proposero un contratto in cui si affermava che avrei avuto carta bianca sull’argomento. Essendo meno diplomatico di ora, quando ragionai sulle vere intenzioni commerciali della casa editrice, che voleva solo sfruttare la mia improvvisa notorietà, decisi di firmare il contratto ma di fare un qualcosa che la Mondadori stessa non si sarebbe mai aspettata: chiedere alla rete d’individuare l’argomento più difficile da commercializzare“.

Roberto Esposito

La casa non la prese bene. “Ci sedemmo ad un tavolo e risolvemmo i conflitti. Ma l’idea di coinvolgere la rete rimase. Pensai: cosa può coinvolgere tutte le persone di una community? Ovvio: le figuracce“. Decise così di farsi raccontare dalla rete le proprie magre figure, per creare quello che poi fu il primo libro della Mondadori dove comparve una parolaccia: “Figure di Merda”, di Roberto Esposito. “L’esperienza mi aveva segnato – conclude il blogger e scrittore – Perché non usare la rete anche per avere fondi per le proprie idee? Ognuno poteva contribuire, online, alla creazione di un progetto vincente altrui. Le fondamenta per la sharing economy e per il crowdfunding. Era una vera e propria rivoluzione e decisi appunto di chiamare questa intuizione con l’abbreviazione della parola latina De Revolutione. L’idea piaceva agli investitori. Così tanto da riuscire a racimolare ben 1 milione e mezzo circa col quale far partire il mio progetto che oggi ha sede a Napoli e Milano“. Era nata DeRev.