Giuliano Poletti

20 Lug Giuliano Poletti a Giffoni Innovation Hub

Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali al Dream Team: «Giffoni Innovation Hub è il posto migliore per creare un futuro per i nostri giovani»

«Quello che offre Giffoni Innovation Hub non è un episodio che accade una sola volta in un anno ma un lavoro permanente che produce e crea qualcosa di duraturo. Ai ragazzi posso solo dire di essere sempre curiosi e lavorare sul messaggio, sulla comunicazione e sulle tecnologie. Solo così riusciremo a scoprire un sacco di cose». Ha esordito così il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti durante il suo incontro di oggi con i ragazzi under 26 del Dream Team.

«Chi governa deve decidere – ha continuato il ministro durante la round table “Pubblica Amministrazione 3.0″ di Giffoni Innovation Hub in collaborazione con axéleroBisogna instaurare nei cittadini e nella Pubblica amministrazione una forte cultura del risultato e deve soprattutto creare una comunicazione con il cittadino».

«È necessario cominciare a costruire dei meccanismi di analisi delle politiche pubbliche e di valutazione dei risultati che produciamo e questo significa usare le tecnologie, usare al meglio banche dati e atti tracciabili – ha aggiunto Poletti, ascoltato dagli esperti di comunicazione social e della PA – Il senso della condivisione e della comunità della responsabilità è questo. Pubblicizzare dati anche una volta al mese. In molti hanno paura che i numeri possano essere brutti, ma se lo sono allora basta cambiare il programma, non nasconderli. È questo l’impegno che ho deciso di prendere: la trasparenza».

Il ministro infine lancia anche una riflessione sull’intreccio tra l’artigianato vecchio stile e le culture digitali per la creazione di un nuovo modello ancora non perfettamente integrato nel tessuto del nostro paese: «L’Italia è un paese pieno di piccole imprese, bacino di sapere, di competenze, di voglia di fare, di esperienze, di storia. Se a questo bacino potessimo aggiungere la capacità d’innovazione, avremmo centinaia di posti di lavoro in più ed un pezzo d’economia nuovo. Le vecchie economie legate all’artigianato sono destinate a morire perché vendono i loro prodotti sulla porta di casa. Oggi invece si deve vendere nel mondo. Allora, perché all’artigiano che, ad esempio, crea campane di bronzo, non si affiancano due ragazzi che riescono a vendere il loro prodotto artigianale in Canada? Il risultato è che i canadesi, che non conoscono il suono di una campana in bronzo costruita qui in Italia, compreranno il prodotto che altrimenti non sarebbe stato venduto poiché magari in Italia non ha mercato».