12 Gen Italia prima nella classifica internazionale di code.org sul numero di eventi di coding pro capite

A dispetto delle statistiche non rassicuranti che riguardano il posizionamento del nostro Paese in fatto di competenze digitali nel panorama internazionale, un articolo pubblicato su Medium da Code.org (piattaforma internazionale che diffonde la programmazione informatica grazie a tutorial e corsi online), statistiche in evidenza, elogia le attività nostrane in tema di coding, facendoci salire al secondo posto in elenco, subito dopo gli Stati Uniti, con ben 30.326 eventi.

L’Italia può dirsi dunque sollevata dal senso di inadeguatezza e frustrazione da confronto che la perseguita anche nei dati europei (che passi dunque non essere nemmeno menzionati nella top ten delle nazioni che posseggono maggior soft power, ma – ridimensionandoci in un contesto più ridotto e settoriale –  nell’ultima stima della Commissione Europea in materia di competenze digitali di base, l’Italia si ritrova relegata al quartultimo posto). In effetti, l’ultima Relazione sui progressi del settore digitale in Europa (EDPR) della Commissione Europea sottolinea alcuni ambiti più critici dello sviluppo del digitale in Italia, che fa parte del gruppo di Paesi che registra basse prestazioni, insieme a Romania, Bulgaria e Grecia.

Il Belpaese, però, guadagna addirittura il primo posto, tra ben 220 Paesi partner dell’iniziativa, facendo slittare gli Stati Uniti al quinto, nella classifica riguardante il maggior numero di eventi di coding pro capite. Si tratta di un dato molto interessante, che ci incita a fare di più, seguendo un processo di innovazione incrementale così come teorizzato da Chesbrough, traslato alla programmazione nelle scuole.

Parliamo non solo di dati che l’Italia può sventolare beandosi dinnanzi al volto allibito dei competitor in materia di innovazione, ma anche dinnanzi agli stessi detrattori italiani i quali sostengono che gli investimenti nella scuola digitale, pari a due miliardi dal 2008 ad oggi, non abbiano ripagato. A tale proposito, un’inchiesta de L’Espresso dal titolo “Scuola digitale, ecco tutto quello che non funziona” dipinge un pressoché disastroso quadro della scuola italiana in cui i modelli didattici non sono in grado di seguire il passo delle tecnologie introdotte e mette in discussione le reali capacità delle innovazioni di condurre con successo i bambini verso il futuro, così come l’impatto positivo delle tecnologie rispetto ad altre scelte didattiche.

Certamente non saranno le statistiche di Code.org a debellare in un colpo solo la miriade di interrogativi relativi ad una tempestiva ed adeguata preparazione di tutta la classe docente su territorio nazionale ed all’appropriatezza di tutte le proposte formative esterne, ma porre in forse l’opportunità insita nell’introduzione dei device in classe, appare eccessivo, soprattutto alla luce della necessità della loro presenza in fatto di immersive learning.

Ma parliamo dei punti a favore del coding: esso celebra la creatività, emancipa gli studenti, li mette in connessione e pone in essere un approccio divertente e creativo alle STEM (Science, Technology, Engineering and Maths), senza dimenticare che insegna il problem solving e rappresenta un utilissimo strumento per comprendere il mondo. Innumerevoli le declinazioni che si possono creare programmando, basta pensare alla creazione di siti web, giochi o controllo a distanza di un robot o di un computer. Il coding, dunque, permette lo sviluppo di skills fondamentali: le 4 Cs elogiate da Obama e riconosciute dalla Partnership for 21st Century Learning (pensiero critico, comunicazione, collaborazione, creatività) ed alcune competenze indicate daI CASEL (Collaborative for Academic, Social and Emotional Learning): individuazione dei problemi, autoconsapevolezza e problem solving. Riguardo a quest’ultima skill, ricordiamo che il coding rappresenta terreno fertile per esercitarsi nella risoluzione creativa dei problemi, che è parte integrante del pensiero computazionale.

Indubbiamente ciò induce ad affermare che celebrare un vantaggio nelle attività di coding ci aiuterà a colmare il gap tra l’offerta di nuove professioni e la mancanza di forza-lavoro adeguatamente preparata (ricordiamo che il 37% della forza lavoro in Europa non possiede competenze digitali sufficienti), così come ci aiuterà a colmare il divario di genere nell’approccio alle STEM. Queste ultime due criticità rappresentano due fondamentali obiettivi della Digital Skills and Jobs Coalition, di cui Giffoni Innovation Hub è membro e pledger.

I risultati ottimali presentati da Code.org naturalmente inorgogliscono Giffoni Innovation Hub, che dal 2015 opera in circa 50 scuole italiane con il format Digital Days in direzione di alfabetizzazione digitale in primis, e che il 27 novembre ha inaugurato il primo DOS (Digital Open Space) in Italia, presso l’Istituto Picentia, uno spazio laboratoriale con stampanti 3D, plotter, computer, kit lego e piccoli robot, destinato alla creazione di Smart Toys e all’implementazione dell’insegnamento del coding ai bambini.