03 Feb Recruitment e opportunità nell’ecosistema startup

Le startup cercano competenze qualificate. Non è una novità per l’Italia. Da anni il settore – se così è possibile definire un campo di applicazione talmente esteso da oltrepassare le categorie – ambisce a reclutare personale formato, valido, capace di offrire soluzioni e delineare percorsi di sviluppo di una buona idea. Fondamentale è la formazione, Giffoni Innovation Hub lo sostiene costantemente, soprattutto attraverso la promozione di attività concrete. L’ultimo esempio è la partnership con il LisaLab dell’Università di Salerno per l’attivazione del primo Master di II Livello in Italia in Imprenditorialità e Innovazione. Con lo scopo di intervenire su una tendenza che va assolutamente invertita: la ricerca delle figure idonee da parte delle miriadi di startup che nascono senza sosta cade nel vuoto nella maggioranza dei casi. Si cercano talenti e non si trovano.

Numerosi i dati che inquadrano scenari da occasioni mancate, come quelli dell’osservatorio Startupper’s Voice che parlano del 40 per cento delle imprese innovative (su un campione di duecento startup italiane) che cerca talenti senza esito e dell’11 per cento che finisce per abbandonare le speranze di includere nel team una persona che faccia davvero la differenza.

In un paese che da decenni subisce la parola “crisi” quasi come fosse un intercalare senza possibilità di soluzione, percentuali del genere fanno pensare. Perché le opportunità nel mondo delle startup non si contano. Soltanto per dare cifre su un singolo modello: la sola sharing economy ha un giro di affari di 3,5 miliardi con un incremento previsto entro il 2025 che costituirà l’1,5 per cento del Pil. Impossibile stare a guardare.

LinkedIn, le 10 parole più utilizzateUn punto di partenza è sicuramente la capacità di presentarsi, l’abilità a spiegare bene il proprio bagaglio di skills. Il biografo da best seller Christopher Sandford giorni fa ha stilato un elenco dei pro e dei contro dei profili professionali caricati sulla piattaforma.

Tra i suggerimenti, il ricorso a un linguaggio diretto e l’abolizione delle buzzword, le parole abusate al punto da svuotarsi di significato (un esempio è “strategico” ma l’argomento varrebbe un post a parte). Il guru delle bio spinge ad imparare a descriversi autenticamente e sinteticamente, senza formule stereotipate o eccessi di informazioni. Buone regole da adottare ovunque ma in particolare al Sud, dove la quota di startup avviate va ulteriormente incentivata. Un report della Camera di Commercio di Milano sui dati del registro delle imprese rivela che il 16 per cento delle startup registrate nel 2016 in Italia è appannaggio della Lombardia. Eppure Milano supera Napoli di poco, 24 mila contro 20 mila imprese.

Numeri promettenti ma si può (e deve) fare di più. Magari puntando anche sulle competenze strettamente connesse alle specificità culturali e territoriali. In Campania, ad esempio, una sfida da non perdere è l’Oscar Green, il premio targato Coldiretti dedicato all’innovazione dei giovani nell’agricoltura. Le iscrizioni, aperte fino al 31 marzo, sono rivolte a tutti gli under 40 che abbiano sviluppato un’idea nell’innovazione agricola. Tra le sei sezioni competitive, c’è “Fare Rete” destinata ai progetti che coniugano agricoltura e tecnologica.