Il coding e le nuove forme di insegnamento nella scuola primaria e secondaria

Il coding diventerà come la letteratura e la matematica. La capacità di programmare sarà insegnata a scuola come oggi Dante e le equazioni. Se in Italia c’è ancora da attendere per uno scenario del genere – anche se un numero crescente di licei tiene il passo con l’attualità attivando corsi ad hoc – negli Stati Uniti la fondamentale disciplina è una delle tendenze didattiche del 2017. In particolare per la fascia K-12, quella che copre la scuola primaria e secondaria negli States.

Il coding, già al centro dell’iniziativa globale “Hour of code”, è solo uno dei nove trend del nuovo anno per l’educational technology secondo The Journalist, testata specifica del settore. Orientamenti che non riguardano solo skills in senso stretto ma soprattutto visioni e metodi di insegnamento. Tra i più utili rientra, infatti, sicuramente l’active learning, la versione attuale dell’apprendimento esperienziale. Recepire nozioni non soltanto ascoltando parole ma attraverso moltitudini di stimoli, contributi e attività pratiche. Scenario in cui le tecnologie offrono supporti senza limiti.

L’applicazione diretta per la trasmissione delle competenze è un principio su cui Giffoni Innovation Hub punta molto. La maggioranza dei format realizzati sinora dall’agency si identifica con il laboratorio: dare significato alle prospettive con azioni da ricordare, relazioni tra talenti differenti, prodotti definiti, finali, tangibili, in senso letterale.

Come successo per la prima edizione della rassegna Next Generation con i workshop di game design del Dream Team, da cui nacquero giocattoli digitali con tecnologia arduino fabbricati con una stampante 3D. Secondo la preview dell’Horizon Report 2017 dell’NCM-New Media Consortium, in uscita a febbraio, molto del presente dell’edu-tech si gioca anche sulla gestione degli spazi. Classi tradizionali trasformate in “smart room”, la versione digitalizzata della “flipped classroom”, la didattica capovolta che abbatte le gerarchie rigide insegnante-allievo.

Per essere smart un’aula dovrà scommettere sul ricorso a strumenti molteplici, reti wireless che permettano di sostenere conferenze web e altri metodi remoti di comunicazione collaborativa, ampi schermi per progetti digitali e display connessi per la creatività hands-on, la variante collaborativa del genio individuale.

Insomma, si dovrà fare community e allenare intelligenze in luoghi ampi e sempre più interattivi dove sarà possibile raggiungere molti degli obiettivi su breve e lungo termine che suggerisce l’NCM, gruppo che include centinaia di università, college, musei, organizzazioni per favorire la diffusione dell’innovazione in ogni luogo di apprendimento. Come due traguardi fondamentali per generare vere opportunità: la promozione della necessaria digital equity e la riduzione dell’achievement gap, la disparità di performance, prospettive e sogni realizzati dei ragazzi per differenze socioeconomiche, di genere e provenienza.

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