Creative Brokering – Creare punti di contatto tra talento artistico e realtà imprenditoriale (Demo) (Demo)

Il “mestiere” di Giffoni Innovation Hub è fare innovazione con la cultura e la creatività. Una sfida resa complessa dalla superficialità con la quale moltissimi trattano il tema cultura-impresa, sia a livello giornalistico che economico. Eppure sono proprio le massime istituzioni internazionali a proporre una nuova codificazione di un lessico che possa descrivere in maniera accurata ed efficace i processi di sviluppo di un settore – quello delle industrie creative e culturali appunto – ritenuto strategico per l’intero sistema. È bene cominciare ad usare i termini giusti per evocare i concetti giusti, e cominciamo oggi col proporvi la figura – e la relativa pratica – del Creative Brokering.

L’espressione Creative Brokering è stata impiegata per la prima volta dall’Unione Europea, per indicare una missione ben precisa: fornire sostegno a tutti coloro che, dotati di un talento artistico, vorrebbero metterlo a frutto in termini professionali.

Il creative broker riempie quel vuoto intermedio che divide i linguaggi dell’arte dal mondo imprenditoriale e lo fa attraverso una serie mirata di attività, oltrepassando i confini entro cui spesso i creativi stazionano, relegati in un limbo da cui non si intravedono alternative ai canali tradizionali di distribuzione del loro prodotto, insufficienti ad accogliere tutta l’offerta. I creative broker individuano gli artisti per metterli in contatto con i fornitori dei servizi tecnici utili a concretizzare il progetto, ad esempio favorendone l’approdo su piattaforme e canali digitali, assolvendo al compito di collegare filiere produttive solitamente sconnesse.

L’orizzonte a cui tendere è un mercato comune, foriero di possibilità di business per entrambi, secondo una prospettiva olistica, aperta a uno scambio continuo di informazioni ed energie. I detentori di eventuali canali di diffusione di progetti creativi vengono in tal modo sollecitati ad aprirsi a nuovi percorsi, sia economici che prospettici, tracciando nuove strade per sostenere le produzioni artistiche. Ma ad alimentare la produzione creativa vera e propria è, in secondo luogo, un ‘sistema’ imprenditoriale in cui idee e logica imprenditoriale possono inaspettatamente convergere.

Ideare un sistema del genere è di competenza del creative broker che riesce a stabilire punti di contatto tra realtà di norma distanti attraverso una partecipazione condivisa. I talenti, piuttosto che restare inespressi, troveranno la loro destinazione in filiere che li potenziano grazie alle abilità integrate delle varie identità professionali messe in gioco dai Creativity Brokers.

Il passaggio dall’individuare un artista all’elaborare una teoria della creatività orientata al processo imprenditoriale richiede che i manager si concentrino sulle responsabilità da assumersi lungo le fasi di un processo creativo.

RUOLO

Il ruolo del creative broker, in questo campo, è quello di allestire un contesto in cui consentire di compiere delle scelte che potranno avere dei risvolti in ambito produttivo, e in cui le risorse possono essere mobilitate; questa funzione manageriale vale sia per il rischio soggettivo sia per gli investimenti materiali. Sul piano personale, gli individui creativi devono sentirsi liberi di sperimentare.

Il creativity broker è in effetti colui che autorizza il necessario per ottenere un buon risultato, fornendo un ‘porto sicuro’ per l’attività artistica, rischi annessi.  A delineare i confini di un’attività creativa sono da un lato le condizioni di mercato e le capacità organizzative dall’altro. Compito del mediatore è quello di negoziare tra queste frontiere e le idee che esse custodiscono. I bordi tracciati devono rappresentare un punto di inizio senza mai soffocare l’anima del progetto e il suo potenziale sperimentale.

Per le organizzazioni creative, in cui la produzione è rappresentata da un gruppo di imprese piuttosto che da un’attività solitaria, un ulteriore margine di imprevedibilità risiede nei rapporti tra i collaboratori, co-creatori che devono essere pronti, con fiducia e passione, a condividere idee e partecipare a un apparato più ampio, altrimenti il sistema e il business ristagna.

Il ruolo del creative broker è quindi quello di fornire un ‘open space – minded’ (Michael Walzer: ‘Pleasures and Costs of Urbanity’ 1986) entro il quale gli individui possono confrontare modi alternativi di vedere e di fare, dove diversi talenti e tipi di pensiero possano convivere in maniera inaspettata, e dove il rischio è visto in termini di opportunità, non di minaccia o fallimento.

L’accettazione stessa di un insuccesso, tanto quanto del buon esito con relativo “premio”, offre un incentivo per l’innovazione e, anche in tal caso, il ruolo del creative broker può dare un contributo, rendendo nota la propria fiducia nel potenziale dell’idea stessa e incoraggiando l’artista ad investire nel suo sviluppo.

Sul fronte dell’impiego delle risorse, l’intermediazione creativa ricopre la funzione di mobilitare il ‘capitale di rischio’ all’interno dell’azienda e garantire che le risorse siano indirizzate ai progetti nella fase critica del loro sviluppo. Questo può significare anche la negoziazione tra le gerarchie e tra i reparti al fine di sviluppare un approccio reattivo flessibile nel corso del processo decisionale.

PRODUTTIVITÀ

Per produrre qualcosa che abbia ‘valore’ non è sufficiente avere un’idea; in un’epoca di contenuti gratuiti e saturazione estetica, le idee sono a buon mercato, ciò che conta è convertirla in una realtà concreta e commerciabile, passaggio che richiede un investimento di tempo e di risorse; il creative broker si occupa di tutto ciò.

Nel momento in cui i teorici della gestione stanno tentando di andare oltre i modelli di leadership e di gestione che si fondano sul “comando e controllo”, l’intermediazione creativa si pone come strumento di gestione flessibile, motore propulsore di una nuova economia basata sulla conoscenza, che dipende dal flusso di idee e informazioni e dal “capitale umano”.

Nella gestione “creativa” l’artista e l’imprenditore non sono così distanti come sembrerebbe a un primo, superficiale, approccio. Entrambe le figure si fondano sul saper elaborare e manipolare nuove visioni avvalorate dalla creazione di uno spazio in cui esperienze e percezioni possono completarsi secondo logiche poco ordinarie. Se c’è una distinzione tra manager e artisti, è soprattutto di tipo relazionale: mentre gli artisti tendono a mediare questi scambi interni, i manager, invece, mediano i rapporti esterni tra artisti, pubblico e investitori.

CONCLUSIONI

In conclusione il Creative Broker cerca di facilitare la creatività, mettendola in relazione con un contesto organizzativo. L’incontro con realtà diverse richiede la volontà di abbracciare il cambiamento e correre dei rischi e, inoltre, il creative broker allevia la paura di fallire, generata da un modello ‘manageriale’ desueto, incoraggiando di contro un’interazione foriera di risultati inaspettati.

I manager di successo della creatività sono gli intermediari che aggiungono valore al processo creativo dirigendo il traffico delle idee e risorse. Questo non avviene solo alla fine della filiera produttiva, con i gestori semplicemente in attesa di abbinare i prodotti finiti ai mercati preposti ad accoglierli. Il coinvolgimento del broker avviene prima: nel punto in cui le nuove idee vengono generate attraverso l’interazione tra i concetti di base e i talenti. L’intermediazione creativa indica la misura in cui la gestione d’impresa ha cessato di essere una scienza ed è diventata un’arte; imprese creative hanno bisogno di manager creativi.

È questo il motivo per cui Giffoni Innovation Hub intende seguire i progetti dei giovani talenti in tutta la loro evoluzione: poter accompagnare nel modo più efficace un percorso cucito su misura sulle esigenze del singolo prodotto/servizio/progetto imprenditoriale creativo, seguendo la trama di un’esperienza ultraquarantennale.

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