Dream Team 2018: si conclude un’esperienza, tra sogni, progetti e nuove amicizie

Giffoni è creatività. Giffoni è innovazione. Giffoni è soprattutto esperienza per tutti quei giovani che qui passano anche solo un giorno, e ne assimilano un piccolo pezzo della sua essenza. Il risultato è una crescita: umana e professionale.

Pierfrancesco Onnis

Prendiamo Pierfrancesco Onnis. Napoletano, 26 anni, è uno dei giovani dreamers che in questi nove giorni di festival si sono seduti ad un tavolo e hanno lavorato ai tre ambiziosi progetti del Dream Team. “Come mi sono approcciato a Giffoni Innovation Hub? Ho visto un’iniziativa su internet e mi sono incuriosito – racconta il 26enne appartenente al team dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma – Mi piace molto il discorso sull’innovazione e ho deciso di partecipare. Nel Dream Team ho incontrato tanti ragazzi, ognuno il quale eccelle in una determinata materia. Sono molto contento del mio team perché in sei giorni abbiamo fatto un lavoro che un team di professionisti crea in almeno 15 giorni. E’ stata una bella soddisfazione”. Un’esperienza che ha reso Pierfrancesco ancora più chiari i suoi progetti per il futuro: “Spero di riuscire ad aprire la mia attività insieme ai miei colleghi della Apple Academy – conclude – per dare un aiuto a tutti quegli studenti che escono dall’ambito universitario e vogliono fare qualcosa di loro. Molte volte i ragazzi della nostra comunità non sono stimolati a creare qualcosa di loro. Spesso proprio dai loro genitori, che vogliono per loro un lavoro, il primo disponibile, senza tentare. Invece io voglio provare a dare una possibilità attraverso una startup alternativa da aprire con i miei colleghi della Apple Academy, a tutti i ragazzi per poter portare avanti i loro progetti, anche se dovessero incappare nelle lamentele dei propri genitori. Anche un fallimento non è nient’altro che un’occasione per migliorare. Chi non ha mai fallito, semplicemente è stato fortunato. Nessuno non sbaglia mai nella vita. Quindi è importante sbagliare, e sbagliare subito, in modo tale da imparare dagli errori e migliorare nel futuro. Sbagliare a 60 o 70 anni è troppo tardi”.

Federica Vinci

Federica Vinci invece è di Isernia, ha 25 anni ed è stata incoraggiata a partecipare al Dream Team da alcuni amici. “Ho pensato fosse una opportunità estremamente interessante – racconta – e di conseguenza siccome sono attratta da temi di innovazione, sostenibilità, ambiente e di questo si parlava qui ho detto perché no? Io sono nello Space Dream Team con una squadra internazionale e stiamo lavorando ad un processo per rendere affascinante e interattivo il problema della plastica negli oceani per i ragazzi dai 13 ai 25 anni, quindi stiamo prendendo un problema e stiamo sviluppando un metodo sotto forma di gioco per fare in modo che i ragazzi lo trovino divertente e non semplicemente come un problema con cui avere a che fare quotidianamente. Sono arrivata qui senza aspettative, sapevo che sarebbe stata una esperienza intensa e diversa, soprattutto nel modo genere che abbiamo di pensare, lavorare, sviluppare. Ho trovato un ambiente stimolante, differente, anche difficile sotto un certo punto di vista da gestire, nel senso che siamo tanti ragazzi, tutti diversi con grandi talenti e capacità che tuttavia provano a lavorare insieme. Io sono in un team che conta innovatori che vengono da quattro nazioni diverse, non è una cosa che ti capita tutti i giorni”. Tanti i momenti di condivisione insieme ai suoi colleghi di team: “Abbiamo fatto un gioco – spiega – cercando in un mazzo di carte quali fossero i cinque valori che ci rappresentavano di più. Successivamente li abbiamo dovuti raccontare. Quando parli di valori ti connetti a parti di te che in realtà non sai neanche tu di possedere. Il mio valore, per esempio, era l’indipendenza ma non avevo mai pensato al perché io fossi indipendente, doverlo spiegare a degli estranei da un lato mi ha messo una soggezione pazzesca, dall’altro mi ha dato una consapevolezza di me stessa che prima non avevo”.

Stefano Rainone

Infine Stefano Rainone, 23enne di Palma Campania, studente di ingegneria con laurea triennale e ora alla magistrale in intelligenza artificiale all’ateneo di Salerno. “Sto portando avanti un progetto personale – esordisce Stefano, appartenente al gruppo del progetto di Kaspersky Lab contro il cyberbullismo – Ho avuto modo di conoscere il professor Roberto Parente che mi ha consigliato di partecipare a questa edizione del Dream Team, dove cercavo l’occasione di incontrare persone in gamba che potessero darmi una mano con il mio progetto. Le ho trovate e spero di essere riuscito a coinvolgerli, non tanto nel mio progetto ma nel creare comunque una sinergia insieme. L’opportunità del Dream Team per me è stata imparare nuove cose. Non tanto acquisire conoscenze in ambito informatico o economico, quanto per l’apprendimento di modelli di ragionamento che poi ti permettono di raggiungere il successo. E questo è il grande valore che trasmette il Dream Team. È un modello che va portato nelle università. Io, da rappresentante degli studenti nel mio ateneo, spingo per creare un hub che metta insieme personalità di più ambiti, dall’economia alla sociologia, ma guidato da persone esterne che contribuiscano a creare aziende di successo. Su questo bisogna investire se vogliamo davvero innovare”.

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