Insegnare il futuro: di quali competenze avranno bisogno gli adulti di domani?

L’essere umano non è mai stato particolarmente bravo a prevedere il futuro, ma senza dubbio ora lo è meno che mai.

I cambiamenti sembrano accelerare sempre di più in portata e in velocità, sia dal punto di vista economico che sociale, ambientale, umano…se pensiamo che 15 anni fa non esisteva Facebook, che 40 anni fa la musica si ascoltava al massimo su CD, e che 60 anni fa non avevamo idea di cosa fosse un Personal Computer, abbiamo un’idea chiara di quanto velocemente il mondo stia balzando in avanti.

E il futuro? Come possiamo farci un’idea di quali competenze avremo bisogno per sopravvivere in questo mondo sempre più tecnologico e nuovo tra 10, 20 anni? Peggio, come possiamo anche solo iniziare a immaginare di quali competenze avranno bisogno i ragazzi di oggi nella propria vita adulta di domani? Il compito degli adulti di formare le giovani menti perché siano pronte ad affrontare il proprio futuro non è mai stato facile, ma ora è più critico che mai.

La capacità di cambiare: la competenza più importante per il futuro

Non c’è dubbio che la scuola tradizionale sia in ritardo rispetto all’insegnamento delle competenze pratiche, quelle che serviranno ai ragazzi nel mondo di domani per avere successo, in ambito lavorativo e non. E come potrebbe essere altrimenti? Nuovi lavori emergono continuamente dal sostrato di social networks, siti web, applicazioni e start-up in cui siamo immersi, e al contempo vecchi mestieri si modificano e reinventano alla luce dell’innovazione digitale. La scuola e gli insegnanti non fanno in tempo a modificare le proprie solide strutture per adeguarsi al cambiamento, che questo è già obsoleto.

In un simile contesto, sono due gli assi fondamentali su cui si può e deve muovere l’insegnamento agli adulti del futuro: da una parte materie come la programmazione e le altre STEM, ormai di fondamentale rilevanza in un mondo che ne è sempre più impregnato come quello in cui i ragazzi si troveranno a vivere. Ma c’è un altro livello di fondamentale importanza per il loro futuro. La sfida è quella di non aggiungere semplicemente informazioni alla già enorme mole di dati con cui i giovani sono bombardati, ma di insegnare loro a organizzarle e metterle in ordine perché siano fruibili.

Tra i lavori del futuro ci saranno probabilmente ruoli fantascientifici come il designer di organi e parti del corpo, il chirurgo della memoria, la guida turistica spaziale. Ma anche evoluzioni di professioni odierne, che dovranno affrontare i cambiamenti della società: consulenti per la terza età, ingegneri di nanotecnologie e robot, sviluppatori di app e piloti di droni. Altre, invece, non sono neanche lontanamente prevedibili, perché fioriranno dalle necessità nate da innovazioni che non riusciamo ancora a intravedere.

Come possiamo insegnargli le conoscenze necessarie per ricoprirle, se oggi non esistono neppure? Quali competenze è essenziale trasmettere oltre a quelle pratiche, perché possano avere successo nel mondo di domani, che sarà completamente diverso dal nostro?

La capacità di cambiare, di reinventarsi. Dobbiamo trasmettere ai giovani la consapevolezza che il mondo in cui hanno vissuto gli adulti finora è passato per sempre. Un mondo in cui si studia per imparare a fare un determinato lavoro, lo si svolge per tutta la vita, si guadagna la propria pensione e poi ci si gode la vecchiaia, è ormai un’utopia, e probabilmente è meglio che sia così. Il mondo di oggi, e ancor più quello di domani, è pieno di opportunità che nascono e muoiono in continuazione. La competenza migliore che si possa insegnare ai giovani è l’apertura mentale, la voglia di scoprire, la curiosità verso il nuovo, il senso della sfida continua. Devono sapere che rispondere alla domanda “che cosa fai nella vita?” sarà sempre più difficile, ma che se rimangono aperti e curiosi avranno sempre qualcosa da dire in risposta.

German Italian Innovation Conference

Le competenze del futuro: tra hard e soft skill

È un tema molto attuale, di cui si discute incessantemente sia nel nostro Paese che nei contesti internazionali. Ed è infatti anche uno dei topic della German-Italian Innovation Conference, una due giorni di eventi e speech che si è tenuta il 20 e 21 novembre a Berlino su tutti i temi legati al futuro del nostro Paese e dei suoi sviluppi con la Germania.

In questo contesto anche Luca Tesauro, CEO di Giffoni Innovation Hub, che da anni ha dedicato le sue energie al futuro dei ragazzi e all’innovatività della Campania, ha espresso il suo punto di vista, parlando anche dell’esperienza School Factor.

School Factor è appunto un progetto di formazione all’imprenditorialità e alle competenze del futuro, indirizzato a ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado, che abbraccia la sfida e si pone l’obiettivo di fornire ai giovani tutto il sistema di skill che sarà necessario nel loro futuro: non solo le conoscenze pratiche come le materie STEM, ma anche le soft skills più importanti per avere successo nel mondo di domani.

Si trasmette loro l’Innovation Mindset, la capacità di cercare sempre una soluzione fuori dalla scatola, di mettere in discussione le idee consolidate per crearne di nuove.

Lo sviluppo dello spirito imprenditoriale, che sempre più sarà necessario per avere successo nella vita e nel lavoro, per non restare ad aspettare che le opportunità ci raggiungano ma per crearle.

La capacità di generare idee nuove, di dargli una forma multimediale e multidisciplinare, di giocare con gli strumenti digitali e scoprirne i segreti, di creare storie e di narrarle in maniera innovativa. Applicando le modalità tipiche degli acceleratori d’impresa, School Factor vuole dare ai ragazzi la possibilità esplosiva di rilasciare la propria creatività, di credere nei propri sogni e nella capacità di realizzarli.

Dare insomma ai giovani le competenze del futuro più importanti di tutte, le uniche che questi “vecchi adulti” possono davvero trasmettere dall’alto della loro ignoranza del mondo che verrà: la capacità di credere in sé stessi e nelle proprie capacità di affrontare qualunque difficoltà.

Ilaria Cazziol

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