Le difficoltà e l’energia del Sud nel docufilm “Terra Scommessa”

Presentato a Giffoni Innovation Hub il mediometraggio a cura del giornalista Franco Esposito, prodotto dal Gruppo Iovine

«C’è sempre un Sud nel mondo»: è l’incipit dell’incontro del 18 luglio alle Antiche Ramiere, in occasione della rassegna Next Generation, che ha visto Franco Esposito, direttore responsabile dell’emittente televisiva Telecolore, in veste di regista del docufilm “Terra Scommessa”. Un mediometraggio di circa 51 minuti, prodotto dal Gruppo Iovine, in cui il giornalista salernitano ha voluto raccontare ai ragazzi del Dream Team, attraverso il metodo dell’inchiesta giornalistica e con tecniche più vicine al racconto di strada, alcune esperienze di successo del nostro Meridione. Il tutto partendo però dalle difficoltà che rendono i nostri talenti più forti rispetto ad altri, in Italia come in Europa e nel mondo.

Storie vincenti come quelle del professor Alessio Fasano, massimo esperto mondiale di celiachia, Alvise Casellati, direttore d’orchestra, Angelo Alessio, viceallenatore della nazionale italiana che a breve seguirà Antonio Conte alla guida del Chelsea, Mario Crescenzo dei Neri per Caso ed il rapper Rocco Hunt. Ma anche tanti giovani, emigrati altrove in cerca di fortuna, che nel video illustrano le loro difficoltà, sia nell’andarsene, sia nell’ambientarsi nelle loro nuove case, ma con l’unico comune denominatore della voglia di riuscire.

«Ho immaginato questa serie di racconti come un’autostrada – ha spiegato Esposito alla platea – Una lunga autostrada come la Salerno-Reggio Calabria, eterna incompiuta, che collega tutto il Sud Italia in un lavoro infinito e senza tempo. Un Sud che stenta ad emergere. Ma è laddove ci sono difficoltà che nasce la creatività, l’idea vincente».

Una veste insolita per il noto giornalista televisivo, cimentatosi in questa esperienza con l’aiuto di tecnologie smart ma a portata di tutti, rendendo il docufilm ancora più autentico e avvicinandolo al pubblico dei giovani innovatori presenti in sala. «Questo documentario è stato realizzato come un “dirty movie – ha precisato il direttore di Telecolore – Non è un film canonico, ma volutamente girato come se fossero i protagonisti a crearlo con le loro storie».

«Si fa sempre una pessima pubblicità del Sud – ha invece concluso Luca Iovine, strategy manager del Gruppo Iovine – I media sono sempre catastrofisti e ciò rallenta il percorso di sviluppo non solo del Sud ma di un intero Paese. Basta parlare di ciò che non funziona. Qui, come dice anche Angelo Alessio nel docufilm, serve fame, da trasformare in energia positiva».

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