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Loris Savino ai giovani della Masterclass Impact: “La nostra generazione dovrà essere brava a reinventarsi. Giffoni il luogo ideale dove confrontarsi”

Il vincitore della call “Youth in Action, for Sustainable Developments Goals” della Fondazione Accenture nella categoria “Young for Actions” ha raccontato la sua esperienza con la Fondazione Lavazza in Colombia 

 

Loris Savino è pugliese, un 23enne di Bari come tanti, che però insieme ad altri due amici oltre che colleghi è risultato il vincitore del Premio Lavazza all’interno della call “Youth in Action, for Sustainable Developments Goals” promossa da Fondazione Italiana Accenture, Fondazione Eni Enrico Mattei e Fondazione Allianz UMANAMENTE, rivolta a giovani under 30. Cosa hanno fatto Loris e i suoi compagni per vincere? Hanno ideato un sistema che riesce a purificare le acque reflue con scarti agro-alimentari, basandosi sul reimpiego degli scarti di lavorazione generati dall’industria del caffè. Una soluzione ad un problema mica da poco, che Loris ha raccontato durante il primo appuntamento della Masterclass Impact a cura della Fondazione Italiana Accenture, all’interno della rassegna Next Generation, realizzata da Giffoni Innovation Hub e promossa da Giffoni Opportunity.

Ciao Loris, ci racconti del vostro progetto e da chi si compone il team vincitore della call?

In sintesi, abbiamo ipotizzato un metodo chimico per purificare i volumi di acqua generati dalla lavorazione del caffè al fine di riutilizzarli. Il team è di 3 persone, 3 amici dalle diverse competenze, sebbene compatibili tra loro, che hanno deciso di mettersi in gioco dopo aver riflettuto e studiato a lungo il problema. Il chimico è Stefano Savino, di 25 anni, Daniele Tenerelli è l’agronomo, di 25 anni e poi ci sono io, di 23, come biotecnologo. Ci siamo concentrati ognuno su un aspetto differente della produzione industriale, su cosa prendere dal frutto del caffè per utilizzare questa tecnologia e tutti i processi, soprattutto chimici, per arrivare alla soluzione.

La vostra idea è l’emblema di come l’innovazione s’inserisca nel mondo della tradizione. Come si fa a pensare fuori dagli schemi?

La molla è stata tutta questione di sana curiosità. Tutti prendiamo in media una tazzina di caffè al giorno. Ma ci siamo chiesti cosa ci fosse dietro quella tazzina. Quali problemi affliggono tutto il processo, che va dalla ciliegia del caffè fino alla tazzina che ci arriva dopo pranzo o sul bancone del bar. Magari nessuno ci aveva pensato prima, ed è su questo pensiero che abbiamo pensato di provarci noi. Ci siamo messi in gioco.

Cosa è successo dopo la vittoria della call?

Con Lavazza siamo stati in Colombia per seguire tutti i progetti della fondazione in quel Paese. La possibilità di ascoltare le storie di coloro che raccolgono manualmente i singoli chicchi di caffè è stato un qualcosa di davvero stimolante. Un’esperienza unica. Tornati in Italia, non potevamo dimenticare questa esperienza. Ti porti dentro tanto. Abbiamo accresciuto la nostra sensibilità verso il problema. Abbiamo deciso di provare a risolverlo sul serio.

Oggi tu sei ospite della rassegna Next Generation di Giffoni Innovation Hub. Secondo te qual è il legame tra l’innovazione e cultura?

Si parte sempre dalla cultura, dalle idee. Il poter arrivare a più persone possibili non può che partire dalla cultura. Giffoni ne è un grande esempio. Dallo scontro e l’incontro con nuove persone, nuove idee, dalla voglia di esporle. Il fatto che qui a Giffoni siano i giovani a confrontarsi è uno stimolo in più. Sono temi che proprio la nostra generazione dovrà trovarsi a risolvere e ad affrontare. È quello che ci serve.

Quello che avete fatto voi è un po’ quello che si propongono di fare i ragazzi del Dream Team. Il vedere i problemi in maniera un po’ diversa, anche grazie all’innovazione, alle nuove tecnologie, può essere la peculiarità della vostra e delle prossime generazioni?

Siamo forse una generazione che, per forza di cose, ha imparato a non dare nulla per scontato e che dovrà conquistare tutto. Doverci mettere in gioco sarà la chiave. A mio parere però penso siamo molto forti nel reinventarci, nel trovare nuove idee, soluzioni a problemi nuovi ma anche a problemi vecchi. È da qui che parte tutto.